Sulla strada giusta

Francesco è un ragazzone alto e fiero, di quelli con i piedi ben piantati a terra, sicuro di sé.
Francesco racconta la sua storia con la sicurezza di chi ha fatto un percorso: lungo, accidentato e difficile. Ma Francesco rappresenta anche l’esempio di chi ce l’ha fatta a scardinare le regole, gli obblighi e gli impegni che la società e la nostra cultura ci impongono.

La sua storia inizia nel 2009: ingegnere, buon lavoro, stipendio soddisfacente. Ma qualcosa si spezza ed iniziano le domande: sto facendo la cosa giusta? E’ questa la vita che voglio avere?
La maggior parte di noi è cresciuta come Francesco: prima studi, ti diplomi, ti laurei, poi cerchi un lavoro, compri casa, ti sposi, fai figli, metti da parte il denaro per goderti la tua vecchiaia quando sarai in pensione.
E se questo schema non funzionasse per tutti? E se per caso alla pensione non ci si arrivasse? Dobbiamo davvero “tirare il carretto” aspettando di goderci la vita dopo i 65/70 anni?

Francesco decide di dire basta e di iniziare un percorso alla ricerca della sua vera strada, del suo “manuale di istruzioni” per la vita. Viaggia per sei mesi, conosce luoghi, persone, respira a pieni polmoni l’aria di mondi diversi, inizia a riempire di vita il suo tempo.

Il concetto del tempo e del rapporto con il denaro è molto presente nelle sue parole. Spesso non ci accorgiamo di comprare gli oggetti che ci circondano con il tempo della nostra vita che è servito per guadagnarli, e non con i soldi. Lavorando scambiamo denaro con tempo. Ma il tempo è “finito” e non possiamo acquisirne in più.
A tal proposito mi viene in mente il film “In time”: in un futuro ipotetico gli esseri umani possono invecchiare solo fino a 25 anni ma sono dotati di un timer che gli permetterà di vivere un solo altro anno, a meno che non siano in grado di estendere il loro tempo. La vera moneta di scambio diventa proprio questa: il tempo si acquisisce lavorando e lo si spende comprando oggetti. I più ricchi diventano allora immortali mentre i più poveri lottano ogni giorno per sopravvivere.

Ma come si fa a riempire di vita il nostro tempo? Francesco non suggerisce una ricetta valida per tutti, ognuno di noi deve trovare la sua strada e fare il suo percorso. Il suo passa dal viaggio, dalla consapevolezza di voler essere felice, dalla capacità di riorganizzare il proprio lavoro in funzione di sé stessi. E non è per niente impossibile.
Certamente iniziare a prendere coscienza di quello che si desidera veramente è già un grande passo in avanti. Per me il percorso è passato dal comprendere quanto il tempo stesse scorrendo inesorabile senza lasciare alcuna traccia dentro di me: i mesi passavano e io non vivevo. Tutto era offuscato da una sola cosa: il lavoro. Il lavoro condizionava le mie scelte, le mie uscite serali, gli incontri con gli amici. Nella maggior parte dei casi nei weekend ero troppo stanca per aver voglia di fare qualsiasi cosa. I giorni diventavano settimane e le settimane diventavano mesi.
A differenza di Francesco, il mio dire basta è maturato in tanti anni di lavoro ed è stato accelerato da eventi a me esterni, ma che per fortuna si sono verificati. Altrimenti forse avrei continuato a fare il criceto nella gabbietta ancora per chissà quanto.

E invece le cose sono cambiate e ora posso finalmente lavorare sulla ricerca della mia strada giusta, anche grazie al libro e all’esperienza di Francesco. La mia ricetta della felicità non è tanto lontana dalla sua (in ordine sparso):

  • attorniarmi solo di persone positive (le persone negative criticano, non sono mai contente e succhiano le tue energie)
  • concentrarmi su me stessa: “I come first”
  • cercare di dare forma ad un lavoro che si adegui a me e a quello che sono. Non il contrario
  • essere grata ogni giorno di ciò che ho la fortuna di avere
  • ricercare solo l’essenziale ed abbandonare il superfluo: gli oggetti di cui ci attorniamo ci servono spesso solo per sentirci meno soli o per compensare mancanze di altro genere (lavoro tanto, me lo merito, mi serve)
  • ricercare la felicità nelle piccole cose della vita: un buon vino, al tramonto, con chi si ama, chi se ne frega del resto
  • liberarmi dalle aspettative degli altri (e torniamo al “I come first”, un po’ di sano egoismo non fa male)
  • prendermi la responsabilità dei miei desideri e dei miei valori: “non possiamo essere la proiezione degli altri, nessuno di loro si preoccuperà mai della nostra infelicità”
  • cercare e trovare le cose che mi fanno stare bene oggi come tra 20 anni (siamo a buon punto)
  • “smettere di vivere la mia vita come qualcosa che non sono e non sarò mai”

“La verità è che la felicità esiste e non è una cosa che si compra in un negozio durante i saldi. E’ qualcosa che si cerca, lungo le vie del mondo come nel profondo del nostro cuore”.

Grazie Francesco!

Mariella Borghi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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