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Intelligenza emotiva: perchè serve per avere successo

Quando negli anni novanta Daniel Goleman portò all’attenzione del mondo scientifico il concetto di intelligenza emotiva, il quoziente intellettivo era lo standard indiscutibilmente riconosciuto per misurare l’eccellenza di un individuo.

Progressivamente, si cominciò a pensare che gli ingredienti del successo di alcune persone non fossero solo ed esclusivamente connessi alla cosiddetta “intelligenza cognitiva” ma coinvolgessero anche altri aspetti meno razionali.

L’intelligenza emotiva ha infatti a che fare con aspetti poco tangibili ma che influenzano fortemente il modo in cui ci comportiamo, come ci relazioniamo agli altri e prendiamo decisioni complesse per raggiungere determinati obiettivi.

In particolare, l’intelligenza emotiva è composta da 4 competenze fondamentali: le prime due si legano a skill personali mentre altre a skill di natura sociale. Nel dettaglio:

  1. Self-awareness: abilità di percepire le proprie emozioni, saperle descrivere con profondità e soprattutto esserne consapevoli mentre le stiamo vivendo
  2. Self-management: abilità di impiegare la percezione delle proprie emozioni per indirizzare positivamente le proprie azioni
  3. Social-awareness: capacità di comprendere le emozioni degli altri e capire cosa stia loro accadendo
  4. Relationship-management: abilità nello sfruttare la percezione delle emozioni proprie e degli altri per gestire le interazioni con successo.

Mentre Self-awareness e Social-awareness sono legate a “ciò che riesco a vedere e comprendere”, Self-management e Relationship-management sono invece correlate a “ciò che faccio con le emozioni che comprendo”.

E’ quindi abbastanza chiaro come l’intelligenza emotiva sia una parte molto importante nella “misurazione” delle competenze di una persona. Diventa ancora più importante quando questa persona è un leader all’interno di un’organizzazione. Quante aziende hanno assunto manager per ricoprire posizioni di leadership che però non si sono dimostrati “bravi capi” e quindi incapaci di gestire le relazioni con i propri sottoposti o con clienti, partner e fornitori. Avere un titolo di studio altisonante ed una lunga esperienza non sono certo sufficienti a fare un vero leader. Le organizzazioni di oggi richiedono sempre di più manager che riescano ad “andare oltre” e quindi persone dotate di intelligenza emotiva.

Uno studio di TalentSmart afferma come l’intelligenza emotiva sia la competenza professionale più importante, che spiega il 58% del successo in ogni tipologia di lavoro. Accantoniamo quindi per un momento il concetto di QI (Quoziente Intellettivo) e iniziamo a ragionare su QE (Quoziente Emotivo).

Come migliorare il proprio QE? Ho individuato i 5 aspetti:

  • Comprendere i propri punti di forza e di debolezza e conoscersi profondamente per non compiere mai azioni di cui ci si potrebbe pentire. In questo modo non si permette a nessuno di mettere in discussione il nostro valore. Sapere chi sei è la base per aumentare la Self–confidence e con essa la propria forza interiore.
  • Praticare l’empatia e la compassione: spesso gli empatici vengono bollati come “troppo buoni”. Sforzarsi di capire cosa provino gli altri e mettersi nei loro panni è invece il modo migliore per creare rapporti solidi e di grande valore umano. Quando pratichiamo empatia e compassione, la nostra identità si mescola a quella dell’altra persona. Raggiungere un tale stato di connessione rende impossibile trattare male intenzionalmente gli altri, eliminando così ogni genere di negatività nella gestione del rapporto. Pertanto, quando ci troviamo di fronte ad una persona negativa e aggressiva, non dimentichiamoci mai “della guerra interiore che sta vivendo” e di quanto, esattamente come noi, il suo principale obiettivo sia quello di essere felice.
  • Non permettere alle persone tossiche di avvelenarci la vita. Lo recita la Legge dell’Attrazione: negatività porta negatività e circondarsi di persone tossiche non può portare altro che ostilità ed avversità. Imparare a gestire le loro emozioni negative ha di nuovo a che vedere con l’empatia.
  • Sii felice di ciò che hai e smettila di lamentarti: la nostra società ci porta a volere sempre di più, a lamentarci di ciò che non funziona senza essere in grado di vedere quanto di bello già abbiamo e quante persone siano in condizioni decisamente peggiori delle nostre. Essere grati di ciò che si possiede migliora l’umore perché riduce il cortisolo, ormone dello stress, del 23%. Gratitudine vuol dire buon umore, energia e salute psico-fisica (e lo dice l’Università della California).
  • Agisci! La curiosità per la vita, la predisposizione a cambiare e la voglia di accrescere le proprie competenze sono caratteristiche essenziali per accrescere il proprio QE. Lamentarsi costantemente, essere insoddisfatti della propria situazione ma non fare nulla per cambiarla, nutrire invidia e rabbia nei confronti di coloro che invece mettono in atto il cambiamento, tenere rancore, rimanere ancorati al passato sono certamente la ricetta non solo per una scarsa intelligenza emotiva ma soprattutto per una vita deludente e povera di emozioni.

Per molti questi punti saranno semplici da mettere in pratica, per altri molto meno. Basta iniziare. E non trovare scuse 😉

Mariella Borghi

Fonti:

Daniel Goleman

Talentsmart

Inc

Waking times how to know if you are emotionally intelligent

Waking times empathy

 

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